Arte e Zen

a cura di Gianfranco Angioni

15/05/2021

ARTE E ZEN

Satori, un termine che, per chi non conosce lo zen, può essere inteso solamente come un
termine giapponese, ma cosa può significare per un artista?
Ecco: per esso, il mezzo per l’artista è solamente un tramite perché la sua coscienza si
accordi in modo armonioso con l’inconscio.
Per un maestro zen, la conoscenza tecnica, una delle basi per essere definiti artisti, non
basta, anzi, essa deve essere superata perché l’artista e la sua opera diventino un
tutt’uno.
L’artista deve essere inconsapevole di creare qualcosa, il suo agire e i risultati che ottiene
devono andare oltre il suo stesso essere, in questo modo artista e opera risultano essere
non artista e non opera, al tempo stesso l’artista è il divenire e il divenire è l’artista.
Perché l’opera che ottiene è in lui, senza che ne abbia coscienza, così le sue opere
migliori si compiono e si rivelano quando egli non calcola e non pensa.
Una lunga pratica può portarlo ad avere tanta padronanza del mezzo tecnico e se accade,
ciò che ha appreso non esiste più in quanto tale, ma diviene suo patrimonio personale,
allora agisce in un certo modo perché le sue conoscenze sono metabolizzate e così non
ha più coscienza di quanto vuole ottenere, vuole solo dipingere o scolpire o effettuare una
performance.
L’arte, per chi la pratica in tal modo, è un rito che attinge a risorse nascoste, della cui
esistenza l’artista è spesso ignorante, ma sono risorse che lo spingono ad agire, ad
operare in un certo modo che lo porteranno, infine, alla perfezione e a migliorare se
stesso.

Quasi un’esperienza mistica.

©2021 Gianfranco Angioni
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