Avvicinarsi all’arte (Gianfranco Angioni)

Discorsi su arte e cultura.
Gianfranco Angioni

Avvicinarsi all’arte

In tutte le attività umane, chi agisce è soggetto al controllo del suo operato, a una revisione critica dello stesso: pensiamo alla valutazione di uno studente, di una persona che vuole cambiare lavoro, a un pittore che intenda fare descrivere e supportare il suo lavoro da chi per mestiere fa il lavoro di critico. I critici hanno uno specifico approccio professionale all’arte, spesso verboso, è il loro mestiere.
E i comuni mortali? Penso a chi si avvicina alle opere d’arte, per esempio, visitando una mostra di un autore molto noto, acquistando un libro di un premio Nobel per la letteratura contrapposto a chi visita una mostra di un artista emergente o vuole acquistarne un dipinto o una scultura.
Parliamo di pittura e scultura che più si prestano a degli esempi calzanti, ma potremmo farlo anche per la letteratura, per la musica.
Un quadro, una scultura può piacere o meno a un fruitore non professionale, ciò dipende dalla propria indole e dalla propria cultura; mi chiedo quanto un giudizio estetico possa dipendere dal proprio gusto educato a percepire il bello e quanto dipenda dalla notorietà dell’autore dello stesso, dalla critica e dal rilievo mediatico (giornali, TV, cartellonistica) che gli viene dato.
Se invece questo signore vuole effettuare una analisi critica del manufatto che osserva, quale approccio deve tenere?
Non necessariamente deve dimenticare il proprio gusto e la propria reazione istintiva a quanto gli occhi trasmettono al cervello e quanto questo elabora.
Come detto, la percezione va educata, certo. Vediamo come.

Un quadro, una scultura vanno osservati asetticamente, il tempo necessario a questa osservazione è soggettivo.

Io valuterei innanzitutto la tecnica esecutiva, l’aspetto del manufatto. Nella letteratura, un libro non si dovrebbe valutare dalla copertina, ma una prima valutazione deriva dall’incipit: la lettura della prima metà pagina ci dice molto sulla tecnica dell’autore, come per una scultura rozza o raffinata, naturalmente superiore o ottenuta a fatica.
La tecnica deve essere al servizio dello stile: grammatica e sintassi devono sostenere il messaggio dell’autore, il tratto e la stesura dei colori non devono disturbare l’occhio, ma restituire la percezione di un lavoro ben fatto.
Lo stile è il risultato: con esso l’autore diviene riconoscibile.

Valutare l’equilibrio della composizione, di una scultura non è facile, ma chi osserva deve esserne appagato, non deve avvertire note stonate. Per dire, a un quadro con molto rosso senza del verde manca dinamismo, quella vibrazione che lo fa avvertire completo oppure un quadro viola senza del giallo ci stimola troppo alla riflessione e, alla fine, potrebbe annoiare, essere percepito incompleto.
Ecco, in un quadro, e possiamo osservarlo facilmente, ai vari colori devono essere contrapposti i colori complementari, in tal modo lo spettatore seguirà il percorso che l’autore ha previsto lui percorra. In una scultura i volumi devono bilanciarsi, essa non deve pendere da alcuna parte, come per i quadri l’occhio deve vagare senza fatica, avvertendo che tutto è al suo posto.

L’inventiva: ogni autore ha la sua. Un autore deve andare oltre l’ovvio del già esistente, spingersi dove altri non sono andati. Certo, tutti siamo anche la nostra cultura, se riproponiamo qualcosa di altri artisti, a meno che non sia smaccata copia, esprimiamo il nostro giudizio critico, ci serviamo di qualcosa che già esiste e che abbiamo acquisito, ma che siamo in grado di trasformare.
Cosa sarebbe la letteratura se non usassimo le lettere e le parole conosciute? No, ciò che conta è come, quelle parole, le mettiamo assieme e questa è tecnica, ma anche stile, è inventiva o, se preferite, creatività.

Infine il giudizio che noi diamo: ciò che vedo, mi piace o no? Se mi piace, quell’opera d’arte vale veramente o non vale?

Ogni autore giudica il proprio lavoro: se quanto egli crea ha tecnica (la sua) , stile (il suo), equilibrio (risultato del lavoro), mostra creatività (la sua); se quanto egli crea lo soddisfa, il suo lavoro è terminato. A chi osserva, legge, ascolta può piacere o meno, ma se tali aspetti sono rispettati dall’autore allora il fruitore è facilitato a decidere se quell’opera è arte o meno e il suo giudizio è meno soggettivo.
Tutto ciò è razionale, ma non è un qualcosa di oggettivo perché il fruitore può ricevere emozione dall’arte. Ciò è estremamente soggettivo.
Chi ammette un tale processo critico, ripeto comunque soggettivo, e non rinnega l’aspetto emotivo del suo fruire un lavoro d’arte potrà gioire di un quadro di una scultura, di un libro, percepirne la bellezza.


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