Discorsi su Arte e Cultura (Gianfranco Angioni)

A cura di Gianfranco Angioni

01/12/2020

Chiamatemi Gianfranco. Io sono artista, sono ciò che sono, sono ciò che ho vissuto e ciò che ho conosciuto, così io sono Oudeis, Omero e Dante e Joyce e Walcott, così io sono Xamul di Altamira e Ahaid di Tebe e Lunu di Mont'e Prama, sono Brunelleschi, Gehry, Mantegna, Michelangelo, Raffaello e Caravaggio e anche El Greco, Bernini, Rodin, io sono Van Eyck e Grunewald, io sono Picasso, Pollock e Klee e Kandinskij e Schifano, sono Rothko, Duchamp e De Koonig e Magritte, io sono anche tanti altri mille, sono il passato e il presente. Il futuro saranno altri e il caso.

Le arti sono la pittura, la scultura, l'architettura, la musica, il teatro, la letteratura, il cinema, la danza... io mi soffermo particolarmente su pittura e scultura anche se, con i debiti aggiustamenti, i miei ragionamenti si possono applicare a qualunque arte.

Vorrei affermare che è artistica un’opera creata grazie a particolari abilità e specifiche conoscenze e che manifesta un valore estetico cioè che produce bellezza. Se si origina emozione, viene accresciuta l’acquisizione dell’insieme di cognizioni intellettuali che costituiscono la cultura del fruitore delle opere d’arte.

L’Arte era per pochi, sin dai tempi preistorici, ecco perché le si attribuiva un significato magico. Anche oggi, non tutti possono produrre oggetti d’arte, ma molti di più possono comprendere l’arte. È anche un fatto di cultura personale perché per comprenderla non occorre solo una particolare sensibilità personale, ma occorre anche studio, costanza e dedizione nell’acquisizione dell’essenza ultima delle stesse: così assume importanza visitare mostre di dipinti e sculture, osservare opere architettoniche, ascoltare un concerto. La cultura non è mono-disciplinare.

Grazie a ciò, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di valutare la bellezza senza necessità di spiegazioni altrui, siano esse dell’artista o dei critici d’arte o di chiunque. Inoltre, grazie al livello culturale raggiunto dalla società in cui si vive, ma ciascuno deve avere anche propria sensibilità personale per recepire la bellezza che, comunque, è un aspetto squisitamente soggettivo.

Le opere d’arte dovrebbero nascere per esigenza personale dell’artista ed avranno bellezza o meno a seconda della sua abilità, e questa non può essere modificata. In qualunque arte, le creazioni artistiche devono essere mostrate e fruite da tutti coloro che lo desiderano.

A questo punto, poniamoci una domanda: come approcciare l’arte?

In tutte le attività umane chi agisce è soggetto al proprio e all’altrui controllo del suo operato, a una revisione critica dello stesso. Pensiamo alla valutazione di uno studente, di una persona che vuole cambiare lavoro, a un pittore che intenda far supportare il suo lavoro da chi per mestiere fa il lavoro di critico. I critici d’arte hanno uno specifico approccio all'arte, tale approccio è spesso verboso, è il loro mestiere.

E i comuni mortali? Penso a chi si avvicina alle opere d’arte, per esempio, visitando una mostra di un autore stranoto, acquistando un libro di un premio Nobel per la letteratura, lo fa perché conosce l'artista o ne è attirato dal nome; ciò si contrappone a chi visita una mostra di un artista emergente o a chi vuole acquistarne un dipinto o una scultura in una qualunque galleria o anche a un mercatino.

Un quadro, una scultura può piacere o meno, ciò dipende dall'indole e dalla cultura del fruitore. Mi chiedo quanto un giudizio estetico possa dipendere dal proprio gusto, anche se educato a percepire il bello, e quanto dipenda dalla notorietà dell’autore dello stesso, dalla critica e dal rilievo mediatico che gli viene dato.

Se invece un signor Nessuno vuole effettuare una analisi critica del manufatto che osserva, quale approccio dovrebbe tenere?

Non necessariamente deve dimenticare il proprio gusto e la propria reazione istintiva a quanto gli occhi trasmettono al cervello e quanto questo elabora. Spesso ci si affida a una prima percezione, ma la percezione va educata. Vediamo come.

Un quadro, una scultura vanno osservati asetticamente, il tempo necessario a questa osservazione è soggettivo.

Io valuterei innanzitutto la tecnica esecutiva, l’aspetto del manufatto. Può capitare che il primo impatto che riceviamo da una scultura ce la fa considerare rozza o raffinata, di nativa qualità superiore o ottenuta a fatica.

La tecnica deve essere al servizio dello stile, così come la grammatica e la sintassi devono sostenere il messaggio dell’autore di uno scritto, il tratto e la stesura dei colori non devono disturbare l’occhio, ma restituire la percezione di un lavoro ben fatto.

Il risultato è lo stile dell'autore, con esso egli diviene riconoscibile.

L’equilibrio, l'armonia della composizione o di una scultura non è facile da ottenersi, ma se è raggiunto chi osserva ne è appagato, non avverte note stonate. In questa valutazione possono valere delle regole, ciò può parere stridente con la creatività dell'artista; invece, in questo particolare aspetto della valutazione, contano delle regole di geometria e di matematica, quelle che usavano gli artisti greci classici per i loro tempi e le loro sculture; pensiamo all'impatto del rispetto della sezione aurea nei dipinti, oppure ci sono precise reazioni del nostro occhio e del nostro cervello alle sollecitazioni cromatiche.

Per dire: in un quadro ai vari colori devono essere contrapposti i loro colori complementari, in tal modo l’occhio dello spettatore, e così il suo cervello, seguirà il percorso che l’autore ha previsto lui percorra.

In una scultura i volumi devono bilanciarsi, l'insieme non deve pendere da alcuna parte, come nell’osservare i dipinti l’occhio deve vagare senza fatica avvertendo che tutto è al suo posto.

L’inventiva e creatività: ogni autore ha la sua e deve essere abbinata alla sperimentazione. Un autore deve andare oltre l’ovvio del già esistente, spingersi dove altri non sono andati.

L'artista sperimenta, segue le strade che il suo estro propone, verifica quanto già fatto da altri, per poi dimenticarsene. Al momento opportuno quanto metabolizzato emergerà, in maniera naturale e personale, quasi un processo zen.

La bellezza. Da quanto sopra esposto si potrebbe pensare che tali processi debbano creare bellezza, non è detto, e anche giudicare la bellezza è difficile perché il giudizio è estremamente soggettivo. Spesso, apprezzare la bellezza è anche un fatto emotivo e l'emozione accresce l'impatto culturale.

E allora?

Veniamo al giudizio dato: ciò che vedo, mi piace o no? Se mi piace, quell’opera d’arte vale veramente o non vale? Se non mi piace, sono nel giusto a stroncarla? Ciò che osservo è bello o, a me, pare bello?

Tutte queste domande pongono altre domande perché nessuna risposta riguardante un giudizio dato da umani è univoca. Diciamo che ogni artista produce come può e sa, quanto produce può essere bello secondo i canoni di bellezza del momento storico in cui agisce, ma in altro contesto tale giudizio può variare.

Un parametro importante è la valutazione raggiunta da quel particolare manufatto: ciò può influenzarci e fare modificare o dimenticare il giudizio puramente estetico a favore di una valutazione più complessa che si inquadra nel mercato dell'arte.

E l'artista?

Egli è giudice del proprio lavoro e saprà quando il suo lavoro è compiuto.

Tutto ciò è razionale, ma non è un qualcosa assolutamente oggettivo perché il fruitore può ricevere emozione dall’arte e ciò è estremamente soggettivo. Nel fruire un lavoro d’arte, potrà gioire della bellezza e dell'armonia di un quadro, di una scultura, di un libro, di un "lieder".



Perché, in definitiva questa è l'arte, e l'arte siamo anche noi.

Vorrei affermare che è artistica un’opera creata grazie a particolari abilità e specifiche conoscenze e che manifesta un valore estetico cioè che produce bellezza. Se si origina emozione, viene accresciuta l’acquisizione dell’insieme di cognizioni intellettuali che costituiscono la cultura del fruitore delle opere d’arte.

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