La Pandemia nella solitudine dell'artista (Gianni Dunil)

A cura di Gianni Dunil

02/01/2021

Il 2020 è l’annata destinata ad entrare nei libri di storia contemporanea poichè ha stravolto completamente il paradigma del tessuto sociale dell’occidente.
La pandemia ha costretto metà della popolazione mondiale alla solitudine forzata, facendo così riscoprire aspetti della propria interiorità da tempo sopiti negli incessanti rumori della quotidianità. I clacson delle macchine, le metro affollate, le campanelle delle scuole, la “città che sale” la cui frenetica entropia giornaliera veniva immortalata dal Boccioni, sono state sostituite da un incontrastato silenzio assordante e l'uomo, viandante su un mare di nebbia, ha mirato nel suo lontano ricordo quelle vie un tempo stracolme di vita.
Coloro che non ne sono stati mai avvezzi hanno conosciuto la solitudine, ma si nota come essa goda già di una triste continuità nell’ambito artistico-letterario. “La Solitudine” è il poemetto numero 23 della famosissima raccolta “Lo Spleen di Parigi” di Charles Baudelaire, egli la paragona ad un demonietto guardingo che coglie l’anima oziosa nei momenti e nei luoghi più inaspettati.
Il pittore Eduard Munch la immortala in quei marciapiedi di “Sera sul viale Karl Jordan”, laddove una figura curva, forse l’autore stesso, cammina solo ed accigliato immerso nella più totale alienazione, sentendo l’insostenibile peso degli sguardi attoniti dei passanti .
Completamente diversa è invece l’accezione che ne dà la cultura umanistica, da Cicerone a Seneca fino a Petrarca, dove la solitudine rappresenta occasione di ispirazione genuina. E' solo entrando in contatto diretto e indisturbato con sé stessi che si manifesta la piena maturazione poetica.
Compagna e nemica, da qualsiasi prospettiva la si vede essa resta indispensabile sebbene al contempo possa essere anche distruttiva. Sta all’artista il compito di trarre il meglio da questa condizione, più interiore che esteriore, che porta a una riflessione sui "vuoti" e sui "pieni" dell'esistenza. Parafrasando Gregorio Magno “nel porto le navi urtano, mentre al largo avanzano sulla spinta dei venti, schierate e libere”, ciò significa che l’isolamento talvolta costituisce l’unico modo per individuare la rotta.

Gianni Dunil
Curatore D'Arte

Edward Munch
Sera sul viale Karl Johan 1892
Museo d'Arte di Bergen

Gaspar David Friedrich
Viandante su mare di nebbia, 1818
Hamburger Kunsthalle