Visione e Percezione (Gianfranco Angioni)

11/01/2021

“Sembra che lei apprezzi molto questo dipinto, allora può spiegarmi cosa significa?” Questo mi chiedeva una giovane avanti a una Improvvisazione di Kandinskij a Venezia, qualche anno fa.
“I colori sono belli, ma io di queste cose non ci capisco nulla” Questo mi veniva chiesto per un mio dipinto non molto tempo fa, e ancora: “Ma lei cosa ha voluto dire?” Domanda ricevuta da un’altra persona, nella stessa occasione. Ho risposto a tutte e tre le domande, ma in modo diverso, anche se il mio approccio ad un’opera d’arte è univoco. Mi chiedo perché, ancora in tempi recenti, ci fossero persone che non sapessero cosa ha rappresentato Kandinskij per l’arte e ancora cercassero il significato di un suo quadro, quasi che il comprenderlo potesse tranquillizzarle sulla loro capacità di fruizione dell’arte e sulla loro personale conoscenza. Visto che domande simili sono state poste da persone diverse anche di fronte a dei miei lavori, sconosciuti ai più, penso che non sia per un fatto culturale, per una mancanza di cultura da parte dell’interlocutore, ma per conoscenze male indirizzate. Eppure, riflettendo su cosa ha significato Giotto per l’arte a venire, quando lui ha rotto con le rappresentazioni semi-bidimensionali delle persone, le situazioni stereotipate rappresentate e un approccio coloristico tradizionale, cosa provava lui che veniva dall’arte bizantina e poi medievale e ha rotto col passato aprendo al rinascimento, mi chiedo cosa provassero i suoi contemporanei vedendo le sue opere. Oppure Giorgione con la sua rappresentazione della natura e i suoi simbolismi. Vedere i colori rivelati dai restauri sugli affreschi di Michelangelo e il suo non finito nella scultura, i suoi Prigioni, le sue sculture della Cappella Medicea, la bellezza del busto di Bruto che va oltre la bellezza delle sculture greche, anch’io mi chiedo cosa volevano esprimere questi sommi artisti in momenti in cui l’arte seguiva altre direzioni. Ma cosa provavano i loro contemporanei, il letterato, il nobile o l’uomo del popolo davanti alle loro opere? Era facile, a quei tempi come oggi, fermarsi all’impatto visivo e ammirare le rappresentazioni realistiche a cui facilmente si può attribuire un significato. Eccoci al punto: la visione rende tutto semplice se vedendo la rappresentazione della realtà siamo in grado di comprendere qualcosa, ma non tutto, e allora? Quale è la percezione che elaboriamo, coscienti o no, di quanto vediamo? Andando avanti nel tempo e nella storia dell’arte, in genere, oggi la visione non restituisce più qualcosa di noto, che copia la realtà, ma sempre più qualcosa carico di simboli e messaggi nascosti che dobbiamo interpretare, qualcosa che riteniamo incomprensibile e così cito gli Impressionisti e dopo gli Astrattisti e dopo ancora i Dadaisti e i Surrealisti e fino a ieri, a oggi, all’arte concettuale in cui il contenuto dell’opera è spesso bloccato e esoterico. Ancora, man mano che la società cambia e l’arte da tradizionale diviene moderna, collegare la visione di un’opera con la percezione che ne ricaviamo è sempre più difficile e abbiamo bisogno di altri parametri, oltre a valutare la tecnica, l’equilibrio della composizione, per giudicare se un’opera è bella o no, se la sua visione soddisfa i nostri sentimenti e il nostro pensare. Questo è un fatto culturale. La visione è un fatto fisiologico, la percezione in parte è un fatto fisiologico, ma la influenzano le esperienze personali pregresse dell’osservatore, il suo sentire. Chi vuole fruire compiutamente di un’opera d’arte deve basarsi sulle sue esperienze e sulle sue conoscenze. Se a dispetto di ciò ancora non riesce a comprendere e a farsi piacere un lavoro, non importa, non sarà un dramma. Conta l’impatto emozionale che rappresenta per lui l’opera d’arte, ma dobbiamo cercare di essere obiettivi. Vedere un’opera d’arte o una performance artistica non significa conoscerla e comprenderla, tutti gli artisti hanno messo nel proprio lavoro le proprie esperienze e il proprio sentire, per non parlare dell’abilità personale, fattori che possono rendere il contenuto dell’opera imperscrutabile anche se emozionante. Lo spettatore può avvicinarsi a comprendere, ma ciò che conta, oltre alla bellezza del manufatto o dell’azione, è l’emozione che esso, l’oggetto, suscita in lui. Perché chiavi di lettura nella fruizione di un’opera d’arte sono anche la conoscenza del momento storico in cui l’artista vive/ha vissuto, gli elementi certi riguardo alla committenza per la creazione dell’opera, la conoscenza di elementi biografici riguardanti l’artista e la nostra sensibilità. Infatti, io come fruitore, posso decidere quale è lo schema che seguo nel beneficiare di quanto vedo, ecco l’importanza della visione, e poi sarà un’interpretazione del mio cervello, la percezione, a farmelo apprezzare in un modo anziché in un altro.

©2021 Gianfranco Angioni
www.gianfrancoangioni.com
angionigf@hotmail.com

Wassily Kandinsky
Composition VII
1913

 © 2020  by Galleria Milanese

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