Gianfranco Angioni

Ha iniziato presto a dipingere e a scrivere, poesie e poi romanzi e racconti.

Ha frequentato il corso di pittura per Artefici dell’accademia di Brera a Milano per 4 anni.

Dal 2014 si è dedicato  full time  alla pittura e alla scrittura.

Ha esposto in mostre a Londra, Parigi, Zurigo e a Milano, Savona, Genova, Bologna, Piacenza, Modena, Venezia. Oltre a vari centri in Liguria, Veneto e Piemonte.

Scrive e dipinge per se stesso.

Secondo lui....” i prodotti artistici devono essere mostrati e fruiti da lettori e spettatori. I lavori possono attrarre o respingere il fruitore, ma lo scopo è creare comunque emozione e, se questo accade, la persistenza di tale emozione nella memoria può stimolare gli altri, accrescere conoscenza.’

 

"Le arti sono la pittura, la scultura, l'architettura, la musica, il teatro, la letteratura, il cinema, la danza... io mi soffermo particolarmente su pittura e scultura anche se, con i debiti aggiustamenti, i miei ragionamenti si possono applicare a qualunque arte.

 

Vorrei affermare che è artistica un’opera creata grazie a particolari abilità e specifiche conoscenze e che manifesta un valore estetico cioè che produce bellezza.

 

Se si origina emozione, viene accresciuta l’acquisizione dell’insieme di cognizioni intellettuali che costituiscono la cultura del fruitore delle opere d’arte."

Sito: www.gianfrancoangioni.com

EMAIL : angionigf@hotmail.com

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ARTE ORAFA LONGOBARDA

Discorsi su arte e cultura

A cura di Gianfranco Angioni

 

Arte e spiritualità

 

Ho letto nel 2020, sul Corriere della Sera, o su un suo supplemento, non ricordo bene, forse era a novembre o dicembre, ma questo non ha molta importanza; ho letto, dicevo, di una citazione della scrittrice nativa americana, Leslie Marmon Silko, che affermava “Il potere della narrazione è un antidoto alla morte”. Di quell’articolo ho conservato solo questa frase e ho ripensato al mio lavoro, al lavoro di tanti artisti nelle varie epoche, e vorrei parafrasarlo dicendo che “Il potere dell’arte è un antidoto all’imbarbarimento”.

A ripensarci, allora, e anche ora che scrivo a scrivere queste righe, non posso fare a meno di pensare all’arte orafa dei Longobardi.

 

Loro barbari, perché provenienti dal Nord Europa contrapposti a quello che rimaneva degli evoluti Romani, cioè i Bizantini. Loro i Longobardi, si distinsero per l’eleganza dei loro manufatti che, pur in un apparente semplicità si contrapponeva all’opulenza e alla ricercatezza bizantina.

Una volta stanziati in Italia, e convertiti al cattolicesimo, si fusero progressivamente con le popolazioni locali assorbendo tanto da loro, e questo è culturale, ma determinando profondi cambiamenti nelle società conquistate, e pure questo è un fatto culturale, pur con i debiti distinguo se ci riferiamo alle guerre di qualunque tipo e alle colonizzazioni.

 

Se ripensiamo alla definizione di “cultura”, vediamo che, almeno per quanto ci giunge dagli esempi giunti finora sulla loro architettura e dai loro manufatti di gioielleria, con l’interscambio culturale e con la loro arte crebbero, salvandosi dal loro stesso imbarbarimento e da quello dei popoli soggiogati.

 

Ritorniamo a quel postulato: “II potere dell’arte è un antidoto all’imbarbarimento”.

Se fare arte è creare il bello, se apprezzarla è apprezzare il bello,  se ciò realizza una crescita culturale in noi, accrescendo conoscenza, e gusto, allora, perseguendo tali scopi non saremo barbari e l’arte sarà salvifica, proprio in senso spirituale.

Chi ama la bellezza, liberando questo amore da tare psicologiche e caratteriali negative, come quelle legate al possesso maniacale compulsivo o di realizzazione sociale ed economica, e qui penso al mercato dell’arte, allora come fruitori della bellezza si rende omaggio al patrimonio di civiltà insito nell’arte stessa.

 

E io che scrivo, come persona, come mi pongo nei confronti dell’arte?

Per me, ciò che conta è tendere alla realizzazione di sé, all’affermazione delle proprie idee, per crescere e raggiungere un livello umano più elevato, ed è qui che volevo giungere: come non pensare a “Lo spirituale nell’arte” scritto da Kandinsky.

In questo libro, egli non si occupa di aspetti estetici e formali, per quelli avrebbe scritto “Punto, linea e superficie”, no, invece esplora effetti sulla psiche e sulla nostra spiritualità quando incontriamo l’arte, non solo la pittura. Ai suoi tempi, parliamo del primo decennio del 1900, questi erano argomenti inesplorati alle masse che iniziavano a vedere delle opere astratte e si sforzavano di comprenderne il significato e i messaggi che esse potevano veicolare.

Il testo di Kandinsky è un testo filosofico che non ha per oggetto l’arte ma la spiritualità, cioè dell’arte come espressione dell’interiorità. Ciò avviene principalmente divenendo antinaturalisti e, prendendo ad esempio la musica, essa arte affrancata dalla natura, ma facilmente capace di muovere corde nobili del nostro animo. Così Kandinsky ricerca l’impatto emotivo che colori e forme hanno sulla nostra anima liberandola dall’impatto che il naturale ha su di essa, creando una spiritualizzazione delle immagini che non è fine a se stessa. Mi è cara e congeniale al sua enunciazione del “triangolo acuto della spiritualità”, alla base del quale si è in tanti, all’inizio di un percorso di formazione, da cui pian piano ci si eleva fino a raggiungere il vertice dove si è in pochi, né migliori né peggiori di chi sta sotto, solo diversi, tutti a vivere un proprio mondo personale che condiziona l’agire di ognuno.

Ogni essere umano ha il suo triangolo acuto per tendere verso l’alto, vive in un suo spazio che lo stimola ad agire per raggiungere la cima, cercando la bellezza non solo estetica, ma interiore, essenzialmente emotiva e morale. Ciò è spirituale.

 

©2021 Gianfranco Angioni

www.gianfrancoangioni.com

angionigf@hotmail.com