Gianfranco Angioni

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Ha iniziato presto a dipingere e a scrivere, poesie e poi romanzi e racconti.

Ha frequentato il corso di pittura per Artefici dell’accademia di Brera a Milano per 4 anni.

Dal 2014 si è dedicato  full time  alla pittura e alla scrittura.

Ha esposto in mostre a Londra, Parigi, Zurigo e a Milano, Savona, Genova, Bologna, Piacenza, Modena, Venezia. Oltre a vari centri in Liguria, Veneto e Piemonte.

Scrive e dipinge per se stesso.

Secondo lui....” i prodotti artistici devono essere mostrati e fruiti da lettori e spettatori. I lavori possono attrarre o respingere il fruitore, ma lo scopo è creare comunque emozione e, se questo accade, la persistenza di tale emozione nella memoria può stimolare gli altri, accrescere conoscenza.’

 

"Le arti sono la pittura, la scultura, l'architettura, la musica, il teatro, la letteratura, il cinema, la danza... io mi soffermo particolarmente su pittura e scultura anche se, con i debiti aggiustamenti, i miei ragionamenti si possono applicare a qualunque arte.

 

Vorrei affermare che è artistica un’opera creata grazie a particolari abilità e specifiche conoscenze e che manifesta un valore estetico cioè che produce bellezza.

 

Se si origina emozione, viene accresciuta l’acquisizione dell’insieme di cognizioni intellettuali che costituiscono la cultura del fruitore delle opere d’arte."

Sito: www.gianfrancoangioni.com

EMAIL : angionigf@hotmail.com

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DISCORSI SU ARTE E CULTURA

Gianfranco Angioni.

Chiamatemi Gianfranco. Io sono artista, sono ciò che sono, sono ciò che ho vissuto e ciò che ho conosciuto, così io sono Oudeis, Omero e Dante e Joyce e Walcott, così io sono Xamul di Altamira e Ahaid di Tebe e Lunu di Mont'e Prama, sono Brunelleschi, Gehry, Mantegna, Michelangelo, Raffaello e Caravaggio e anche El Greco, Bernini, Rodin, io sono Van Eyck e Grunewald,  io sono Picasso, Pollock e Klee e Kandinskij e Schifano, sono Rothko, Duchamp e De Koonig e Magritte, io sono anche tanti altri mille, sono il passato e il presente.  Il futuro saranno altri e il caso. 

Le arti sono la pittura, la scultura, l'architettura, la musica, il teatro, la letteratura, il cinema, la danza... io mi soffermo particolarmente su pittura e scultura anche se, con i debiti aggiustamenti, i miei ragionamenti si possono applicare a qualunque arte.

Vorrei affermare che è artistica un’opera creata grazie a particolari abilità e specifiche conoscenze e che manifesta un valore estetico cioè che produce bellezza.  Se si origina emozione, viene accresciuta l’acquisizione dell’insieme di cognizioni intellettuali che costituiscono la cultura del fruitore delle opere d’arte.

L’Arte era per pochi, sin dai tempi preistorici, ecco perché le si attribuiva un significato magico. Anche oggi, non tutti possono produrre oggetti d’arte, ma molti di più possono comprendere l’arte. È anche un fatto di cultura personale perché per comprenderla non occorre solo una particolare sensibilità personale, ma occorre anche studio, costanza e dedizione nell’acquisizione dell’essenza ultima delle stesse: così assume importanza visitare mostre di dipinti e sculture, osservare opere architettoniche, ascoltare un concerto. La cultura non è mono-disciplinare.

Grazie a ciò, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di valutare la bellezza senza necessità di spiegazioni altrui, siano esse dell’artista o dei critici d’arte o di chiunque. Inoltre, grazie al livello culturale raggiunto dalla società in cui si vive, ma ciascuno deve avere anche propria sensibilità personale per recepire la bellezza che, comunque, è un aspetto squisitamente soggettivo.

Le opere d’arte dovrebbero nascere per esigenza personale dell’artista ed avranno bellezza o meno a seconda della sua abilità, e questa non può essere modificata.  In qualunque arte, le creazioni artistiche devono essere mostrate e fruite da tutti coloro che lo desiderano.

A questo punto, poniamoci una domanda: come approcciare l’arte?

In tutte le attività umane chi agisce è soggetto al proprio e all’altrui controllo del suo operato, a una revisione critica dello stesso. Pensiamo alla valutazione di uno studente, di una persona che vuole cambiare lavoro, a un pittore che intenda far supportare il suo lavoro da chi per mestiere fa il lavoro di critico.  I critici d’arte hanno uno specifico approccio all'arte, tale approccio è spesso verboso, è il loro mestiere.

E i comuni mortali? Penso a chi si avvicina alle opere d’arte, per esempio, visitando una mostra di un autore stranoto, acquistando un libro di un premio Nobel per la letteratura, lo fa perché conosce l'artista o ne è attirato dal nome; ciò si contrappone a chi visita una mostra di un artista emergente o a chi vuole acquistarne un dipinto o una scultura in una qualunque galleria o anche a un mercatino.

Un quadro, una scultura può piacere o meno, ciò dipende dall'indole e dalla cultura del fruitore. Mi chiedo quanto un giudizio estetico possa dipendere dal proprio gusto, anche se educato a percepire il bello, e quanto dipenda dalla notorietà dell’autore dello stesso, dalla critica e dal rilievo mediatico che gli viene dato.

Se invece un signor Nessuno vuole effettuare una analisi critica del manufatto che osserva, quale approccio dovrebbe tenere?

Non necessariamente deve dimenticare il proprio gusto e la propria reazione istintiva a quanto gli occhi trasmettono al cervello e quanto questo elabora. Spesso ci si affida a una prima percezione, ma la percezione va educata. Vediamo come.

Un quadro, una scultura vanno osservati asetticamente, il tempo necessario a questa osservazione è soggettivo.

Io valuterei innanzitutto la tecnica esecutiva, l’aspetto del manufatto. Può capitare che il primo impatto che riceviamo da una scultura ce la fa considerare rozza o raffinata, di nativa qualità superiore o ottenuta a fatica.

La tecnica deve essere al servizio dello stile, così come la grammatica e la sintassi devono sostenere il messaggio dell’autore di uno scritto, il tratto e la stesura dei colori non devono disturbare l’occhio, ma restituire la percezione di un lavoro ben fatto.

Il risultato è lo stile dell'autore, con esso egli diviene riconoscibile.

L’equilibrio, l'armonia della composizione o di una scultura non è facile da ottenersi, ma se è raggiunto chi osserva ne è appagato, non avverte note stonate. In questa valutazione possono valere delle regole, ciò può parere stridente con la creatività dell'artista; invece, in questo particolare aspetto della valutazione, contano delle regole di geometria e di matematica, quelle che usavano gli artisti greci classici per i loro tempi e le loro sculture; pensiamo all'impatto del rispetto della sezione aurea nei dipinti, oppure ci sono precise reazioni del nostro occhio e del nostro cervello alle sollecitazioni cromatiche.

Per dire: in un quadro ai vari colori devono essere contrapposti i loro colori complementari, in tal modo l’occhio dello spettatore, e così il suo cervello, seguirà il percorso che l’autore ha previsto lui percorra.

In una scultura i volumi devono bilanciarsi, l'insieme non deve pendere da alcuna parte, come nell’osservare i dipinti l’occhio deve vagare senza fatica avvertendo che tutto è al suo posto.

L’inventiva e creatività: ogni autore ha la sua e deve essere abbinata alla sperimentazione. Un autore deve andare oltre l’ovvio del già esistente, spingersi dove altri non sono andati.

L'artista sperimenta, segue le strade che il suo estro propone, verifica quanto già fatto da altri, per poi dimenticarsene. Al momento opportuno quanto metabolizzato emergerà, in maniera naturale e personale, quasi un processo zen.

La bellezza. Da quanto sopra esposto si potrebbe pensare che tali processi debbano creare bellezza, non è detto, e anche giudicare la bellezza è difficile perché il giudizio è estremamente soggettivo. Spesso, apprezzare la bellezza è anche un fatto emotivo e l'emozione accresce l'impatto culturale.

E allora?

Veniamo al giudizio dato: ciò che vedo, mi piace o no? Se mi piace, quell’opera d’arte vale veramente o non vale? Se non mi piace, sono nel giusto a stroncarla? Ciò che osservo è bello o, a me, pare bello?

Tutte queste domande pongono altre domande perché nessuna risposta riguardante un giudizio dato da umani è univoca. Diciamo che ogni artista produce come può e sa, quanto produce può essere bello secondo i canoni di bellezza del momento storico in cui agisce, ma in altro contesto tale giudizio può variare.

Un parametro importante è la valutazione raggiunta da quel particolare manufatto: ciò può influenzarci e fare modificare o dimenticare il giudizio puramente estetico a favore di una valutazione più complessa che si inquadra nel mercato dell'arte.

 E l'artista?

Egli è giudice del proprio lavoro e saprà quando il suo lavoro è compiuto.

Tutto ciò è razionale, ma non è un qualcosa  assolutamente oggettivo perché il fruitore può ricevere emozione dall’arte e ciò è estremamente soggettivo. Nel fruire un lavoro d’arte, potrà gioire della bellezza e dell'armonia di un quadro, di una scultura, di un libro, di un "lieder". 

 

Perché, in definitiva questa è l'arte, e l'arte siamo anche noi.

©Gianfranco Angioni

www.gianfrancoangioni.com

angionigf@hotmail.com

Discorsi su arte e cultura.

Gianfranco Angioni

10 B. Il mercato dell’arte per artisti esordienti/sconosciuti

Per acquisire notorietà ci sono i concorsi (a pagamento), i diplomi da (per es.) di “Maestro d’arte dell’anno”, l’inserimento in mostre permanenti e in cataloghi prestigiosi, la partecipazione a mostre all’estero, l’appartenere alla “scuderia” di una galleria nota (in tal caso può essere richiesto il versamento di un abbonamento annuale, semestrale, ecc., pagabile in comode rate mensili).

Certo, se l’artista vale, se i suoi lavori sono di pregio, spesso si viene notati da altre gallerie, da critici (quelli stra-noti, a meno che non ci sia la prospettiva di un loro incarico, passano al volo davanti ai lavori, commentano graziosamente e vanno), da amanti dell’arte che acquistano oppure segnalano ad altri amanti dell’arte, a parenti, ad amici, a colleghi.

Insomma: ci vuole qualità, spesso occorrono quadri di grandi dimensioni (per eventuali architetti o utilizzatori che devono arredare case con ampie pareti libere), una certa dose di fortuna, conoscenze in qualche giornale a livello nazionale, conoscenze di altri collezionisti e critici (insomma col passaparola si fa molto), il caso (in una galleria nella quale esponevo, sono entrati due coniugi che stavano litigando e, davanti a un quadro, lui ha detto: “ecco, quelli siamo noi” e hanno acquistato il dipinto, almeno in quello si sono trovati d’accordo).

Un punto molto importante: l’artista che vuole emergere deve curare il dettaglio, in maniera maniacale: la cornice adeguata, il supporto per appendere il quadro invisibile, la locandina curata, foto che attirano lo sguardo, frasi indovinate, la scelta del giorno e dell’orario, il menu del rinfresco, la cerimonia di apertura, il followup agli inviti (una inaugurazione solo con amici o con poche persone non ha senso), la presenza costante in galleria, l’essere accattivante con i visitatori (potenzialmente sono tutti clienti), sorridere e non essere presuntuosi, accogliere chi entra nel luogo di esposizione, presentarsi.

Gli artisti grandi venditori sono anche maestri nel fare il “buttadentro” con i passanti, ma, in tal caso, le quotazioni devono restare basse.

Forse non ho coperto tutte le casistiche, penso però di aver detto molto.

Chi mi legge, sappia che per non accettare tali logiche di mercato, mi hanno tenuto lontano dal mercato per 30 anni. Ho ripreso da una decina d’anni e il mio approccio non è cambiato, così, pur non essendo più un esordiente, sono ancora sconosciuto ai più.

Saluti a tutti.

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Composition VII

Wassily Kandinsky

1913

VISIONE E PERCEZIONE

“Sembra che lei apprezzi molto questo dipinto, allora può spiegarmi cosa significa?”

Questo mi chiedeva una giovane davanti a una Improvvisazione di Kandinskij a Venezia, qualche anno fa.

“I colori sono belli, ma io di queste cose non ci capisco nulla”

Questo mi veniva chiesto per un mio dipinto non molto tempo fa, e ancora: “Ma lei cosa ha voluto dire?” Domanda ricevuta da un’altra persona, nella stessa occasione.

Ho risposto a tutte e tre le domande, ma in modo diverso, anche se il mio approccio ad un’opera d’arte è univoco.

 

Mi chiedo perché, ancora in tempi recenti, ci fossero persone che non sapessero cosa ha rappresentato Kandinskij per l’arte e ancora cercassero il significato di un suo quadro, quasi che il comprenderlo potesse tranquillizzarle sulla loro capacità di fruizione dell’arte e sulla loro personale conoscenza.

Visto che domande simili sono state poste da persone diverse anche di fronte a dei miei lavori, sconosciuti ai più, penso che non sia per un fatto culturale, per una mancanza di cultura da parte dell’interlocutore, ma per conoscenze male indirizzate.

 

Eppure, riflettendo su cosa ha significato Giotto per l’arte a venire, quando lui ha rotto con le rappresentazioni semi-bidimensionali delle persone, le situazioni stereotipate rappresentate e un approccio coloristico tradizionale, cosa provava lui che veniva dall’arte bizantina e poi medievale e ha rotto col passato aprendo al rinascimento, mi chiedo cosa provassero i suoi contemporanei vedendo le sue opere.

Oppure Giorgione con la sua rappresentazione della natura e i suoi simbolismi. Vedere i colori rivelati dai restauri sugli affreschi di Michelangelo e il suo non finito nella scultura, i suoi Prigioni, le sue sculture della Cappella Medicea, la bellezza del busto di Bruto che va oltre la bellezza delle sculture greche, anch’io mi chiedo cosa volevano esprimere questi sommi artisti in momenti in cui l’arte seguiva altre direzioni.

Ma cosa provavano i loro contemporanei, il letterato, il nobile o l’uomo del popolo davanti alle loro opere?

Era facile, a quei tempi come oggi, fermarsi all’impatto visivo e ammirare le  rappresentazioni realistiche a cui facilmente si può attribuire un significato.

 

Eccoci al punto: la visione rende tutto semplice se vedendo la rappresentazione della realtà siamo in grado di comprendere qualcosa, ma non tutto, e allora? Quale è la percezione che elaboriamo, coscienti o no, di quanto vediamo?

Andando avanti nel tempo e nella storia dell’arte, in genere, oggi la visione non restituisce più qualcosa di noto, che copia la realtà, ma sempre più qualcosa carico di simboli e messaggi nascosti che dobbiamo interpretare, qualcosa che riteniamo incomprensibile e così cito gli Impressionisti e dopo gli Astrattisti e dopo ancora i Dadaisti e i Surrealisti e fino a ieri, a oggi, all’arte concettuale in cui il contenuto dell’opera è spesso bloccato e esoterico.

Ancora, man mano che la società cambia e l’arte da tradizionale diviene moderna, collegare la visione di un’opera con la percezione che ne ricaviamo è sempre più difficile e abbiamo bisogno di altri parametri, oltre a valutare la tecnica, l’equilibrio della composizione, per giudicare se un’opera è bella o no, se la sua visione soddisfa i nostri sentimenti e il nostro pensare. Questo è un fatto culturale.

 

La visione è un fatto fisiologico, la percezione in parte è un fatto fisiologico, ma la influenzano le esperienze personali pregresse dell’osservatore, il suo sentire.

Chi vuole fruire compiutamente di un’opera d’arte deve basarsi sulle sue esperienze e sulle sue conoscenze.

Se a dispetto di ciò ancora non riesce a comprendere e a farsi piacere un lavoro, non importa, non sarà un dramma. Conta l’impatto emozionale che rappresenta per lui l’opera d’arte, ma dobbiamo cercare di essere obiettivi.

 

Vedere un’opera d’arte o una performance artistica non significa conoscerla e comprenderla, tutti gli artisti hanno messo nel proprio lavoro le proprie esperienze e il proprio sentire, per non parlare dell’abilità personale, fattori che possono rendere il contenuto dell’opera imperscrutabile anche se emozionante.

Lo spettatore può avvicinarsi a comprendere, ma ciò che conta, oltre alla bellezza del manufatto o dell’azione, è l’emozione che esso, l’oggetto, suscita in lui.

 

Perché chiavi di lettura nella fruizione di un’opera d’arte sono anche la conoscenza del momento storico in cui l’artista vive/ha vissuto, gli elementi certi riguardo alla committenza per la creazione dell’opera, la conoscenza di elementi biografici riguardanti l’artista e la nostra sensibilità.

Infatti, io come fruitore, posso decidere quale è lo schema che seguo nel beneficiare di quanto vedo, ecco l’importanza della visione, e poi sarà un’interpretazione del mio cervello, la percezione, a farmelo apprezzare in un modo anziché in un altro.

GIANFRANCO ANGIONI

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